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Gestione ferie durante il preavviso: cosa dice la legge, cosa fanno i CCNL e come chiudere l'ultimo cedolino (guida 2026)

Il dipendente può andare in ferie durante il preavviso? L'azienda può imporle per non pagarle? La guida completa per chi gestisce le dimissioni in una PMI: l'articolo 2109 del codice civile e la Cassazione (n. 985/2017), ferie chieste dal lavoratore e ferie imposte dall'azienda, malattia che sospende il preavviso, indennità sostitutiva e cosa non matura, perché le ferie non godute si pagano anche nel licenziamento per giusta causa, tabelle del preavviso nei CCNL Terziario, Studi professionali, Turismo e Metalmeccanici, il calcolo del cedolino finale con ROL ed ex festività, e il metodo in otto passi per chiudere l'ultimo mese senza contenzioso.

Risposta breve: in Italia il preavviso non può essere computato nelle ferie (articolo 2109, ultimo comma, del codice civile). Se è il lavoratore a chiedere le ferie e l'azienda acconsente, si godono dentro il preavviso e la data di uscita non cambia. Se è l'azienda a imporle, il preavviso si allunga di altrettanti giorni, altrimenti deve l'indennità di mancato preavviso. La malattia sospende il preavviso. Le ferie, i ROL e i permessi non goduti alla cessazione si pagano sempre, anche nel licenziamento per giusta causa, e scontano i contributi. Con l'indennità sostitutiva del preavviso, nel periodo non lavorato non maturano ferie né TFR.

Oltre mezzo milione di dimissioni in un solo trimestre, il 16% di tutte le cessazioni: così le comunicazioni obbligatorie del Ministero del Lavoro fotografano il mercato italiano. E meno di un lavoratore su due usa tutte le ferie nell'anno (44,5%, contro una media europea del 63%, secondo l'indagine HR & Payroll Pulse di SD Worx). Messi insieme, i due numeri descrivono una scena che ogni piccola azienda conosce: una persona dà le dimissioni, ha ancora dieci o quindici giorni di ferie sul cedolino, e nelle settimane di preavviso bisogna decidere se farglieli godere, pagarli o, come qualcuno tenta, imporli per risparmiare. Questa guida mette in fila le norme, le sentenze che contano, le tabelle dei CCNL più diffusi e il metodo pratico per chiudere l'ultimo mese di un dipendente senza contenzioso e senza errori in busta paga.

Il preavviso: cos'è e quanto dura

Il preavviso è il periodo che separa la comunicazione del recesso dalla fine effettiva del rapporto. Lo impone l'articolo 2118 del codice civile a entrambe le parti del contratto a tempo indeterminato, «nel termine e nei modi stabiliti» dai contratti collettivi; chi recede senza rispettarlo deve all'altra parte un'indennità equivalente alla retribuzione del periodo, calcolata secondo l'articolo 2121 (provvigioni, premi e compensi continuativi compresi, rimborsi spese esclusi). Durante il preavviso lavorato il rapporto prosegue normalmente: si lavora, si è retribuiti e maturano ferie, permessi, mensilità aggiuntive e TFR.

Il preavviso non è dovuto quando il rapporto cessa per giusta causa (articolo 2119: un fatto che non consente la prosecuzione «anche provvisoria»), durante il periodo di prova, alla scadenza di un contratto a termine, e nei casi di dimissioni protette previsti dalla legge, come quelle della lavoratrice madre nel periodo tutelato. Nella risoluzione consensuale le parti decidono insieme la data. Per il resto la durata la scrivono i CCNL, in base a livello e anzianità.

CCNL Preavviso di dimissioni (anzianità fino a 5 / da 5 a 10 / oltre 10 anni) Note
Terziario Confcommercio Quadri e I livello: 45 / 60 / 90 giorni; II e III: 20 / 30 / 45; IV e V: 15 / 20 / 30; VI e VII: 10 / 15 / 15 Giorni di calendario, decorrenza dal 1° o dal 16 del mese; per il licenziamento i termini sono più lunghi
Studi professionali Quadri e I: 75 / 105 / 135; II: 60 / 90 / 120; III: 28 / 35 / 42; IV: 15 / 25 / 30; V: 10 / 15 / 25 Giorni di calendario, decorrenza dal 1° o dal 16
Turismo e pubblici esercizi Quadri: 4 / 5 / 6 mesi; 1° livello: 2 / 3 / 4 mesi; 2° e 3°: 1 mese / 45 giorni / 2 mesi; 4° e 5°: 20 / 30 / 45 giorni; 6° e 7°: 15 / 20 / 20 giorni Stessi termini per dimissioni e licenziamento; il contratto vieta espressamente che le ferie cadano nel preavviso
Metalmeccanici industria Dai 7 giorni delle categorie iniziali ai 4 mesi delle più alte, uguali per dimissioni e licenziamento Decorrenza dal giorno successivo al ricevimento della comunicazione

Le tabelle vengono dai testi contrattuali come riportati dalle riviste di settore: a ogni rinnovo possono cambiare e la corrispondenza con i nuovi inquadramenti (per esempio quello metalmeccanico) va letta sul testo vigente. Due dettagli pesano più delle cifre: la decorrenza (dal 1° o dal 16 del mese, oppure dal giorno dopo) e l'unità di conto (giorni di calendario o lavorativi). Un preavviso di 15 giorni comunicato il 3 del mese, nel Terziario, parte il 16 e finisce il 30: la data di uscita è più lontana di quanto il dipendente immagina.

Dimissioni: la procedura telematica e il preavviso

Dal 2016 le dimissioni e la risoluzione consensuale si fanno esclusivamente online, sul portale del Ministero del Lavoro, direttamente o tramite patronato, sindacato, consulente del lavoro o altro soggetto abilitato (articolo 26 del D.Lgs. 151/2015), a pena di inefficacia; restano fuori lavoro domestico, periodo di prova, pubblico impiego e dimissioni rese in sede protetta. Il lavoratore può revocarle entro 7 giorni. La procedura non tocca il preavviso: nel modulo si indica la data di decorrenza e le parti possono accordarsi per spostarla. Le dimissioni per fatti concludenti, introdotte dal collegato lavoro, scattano quando l'assenza ingiustificata supera il termine del CCNL o, in mancanza, 15 giorni di calendario: il datore lo comunica all'Ispettorato, il rapporto si risolve per volontà del lavoratore e l'azienda può trattenere l'indennità di mancato preavviso.

Ferie nel preavviso: la regola dell'articolo 2109

L'ultimo comma dell'articolo 2109 del codice civile dice una cosa sola: «non può essere computato nelle ferie il periodo di preavviso». Le ferie servono a riposare, il preavviso serve a chi subisce il recesso per riorganizzarsi o cercare un altro lavoro: i due periodi hanno funzioni diverse e non possono sovrapporsi. Da questa frase la giurisprudenza ha ricavato regole diverse a seconda di chi prende l'iniziativa.

Situazione Effetto sul preavviso Cosa spetta al lavoratore
Il lavoratore dimissionario chiede le ferie e l'azienda le concede Nessun allungamento: la regola è a tutela del lavoratore, che vi può rinunciare Retribuzione ordinaria durante le ferie e nel resto del preavviso
L'azienda colloca in ferie il lavoratore durante il preavviso lavorato (licenziamento o dimissioni) Legittimo, ma il termine finale si sposta in avanti di altrettanti giorni Ferie retribuite più il preavviso intero; se il preavviso non viene allungato, l'indennità per i giorni sottratti
Ferie già programmate prima del recesso che cadono nel preavviso Si godono nelle date fissate e il preavviso, sospeso, riprende al rientro Come sopra
Risoluzione consensuale o accordo scritto Le parti possono prevedere che le ferie si godano nel preavviso senza prolungarlo Quanto pattuito, con il saldo residuo liquidato in busta paga

Se è l'azienda a mettere in ferie: il preavviso si allunga

La Cassazione, con la sentenza n. 985 del 17 gennaio 2017, ha chiarito che collocare il lavoratore in ferie durante il preavviso lavorato rientra nei poteri organizzativi del datore, ma con un limite preciso: evitare la sovrapposizione dei due periodi, quindi il termine finale del preavviso si sposta ope legis di tanti giorni quante sono le ferie. Il datore che impone le ferie dentro il preavviso senza spostare la data commette un inadempimento che giustifica le dimissioni per giusta causa del dipendente. Il Tribunale di Roma, nel marzo 2024, ha condannato un'azienda a restituire 6.054,16 euro trattenuti a titolo di mancato preavviso a una lavoratrice che aveva messo in ferie forzate durante il preavviso. In altre parole: le ferie imposte nel preavviso non fanno risparmiare nulla.

Se è il lavoratore a chiederle: la data non cambia

Il divieto di computare il preavviso nelle ferie è posto nell'interesse del lavoratore, e il lavoratore può rinunciarvi. Quando è il dimissionario a chiedere di godere i giorni residui prima di andarsene e l'azienda acconsente, le ferie si consumano dentro il preavviso e la data di cessazione resta quella comunicata: l'azienda, ha stabilito il Tribunale di Milano, non può poi pretendere di allungarlo. Il consiglio pratico è di mettere tutto per iscritto, anche in una email: le date, il saldo residuo che sarà liquidato e la conferma che la data di uscita non cambia. Senza accordo, il preavviso si lavora fino in fondo e le ferie residue si pagano.

Ferie già fissate, chiusura aziendale, ferie collettive

Se le ferie erano state programmate prima del recesso, per esempio le due settimane di agosto approvate a primavera, si godono nelle date previste e il preavviso riprende al rientro. Lo stesso vale per la chiusura collettiva: il periodo di chiusura non è preavviso, e il termine finale si sposta di conseguenza, salvo accordo scritto in cui il lavoratore rinuncia all'allungamento.

Malattia e infortunio durante il preavviso

La malattia sospende il decorso del preavviso, nei limiti del periodo di comporto (Cassazione n. 17334 del 2004): il rapporto riprende alla guarigione e il preavviso ricomincia a correre da dove si era fermato, senza bisogno di solleciti e anche se il lavoratore non ha comunicato formalmente lo stato di malattia, che opera per il solo fatto di esistere (Cassazione n. 9896 del 2003 e n. 10852 del 2016). La regola vale sia per il licenziamento sia per le dimissioni: chi si infortuna o si ammala durante il proprio preavviso lo completa dopo il rientro (Cassazione n. 27294 del 2018 e precedenti). L'azienda comunica la nuova data di cessazione con la rettifica dell'Unilav, e la retribuzione dei giorni di malattia segue le regole ordinarie: carenza e indennità INPS dal quarto giorno, integrazione da CCNL. Certificato, fasce di reperibilità e comporto sono spiegati nella guida sull'assenza per malattia.

Preavviso non lavorato: l'indennità sostitutiva e cosa non matura

Secondo l'orientamento ormai consolidato della Cassazione (dalla sentenza n. 11740 del 2007 in poi), il preavviso ha efficacia obbligatoria: la parte che recede può far cessare subito il rapporto, e in quel caso resta solo l'obbligo di pagare l'indennità sostitutiva, dovuta a prescindere dal danno (Cassazione n. 18522 del 2014). Ne discendono tre conseguenze per l'ultimo cedolino.

  • Licenziamento con esonero dal preavviso: il rapporto cessa subito, l'azienda paga l'indennità di mancato preavviso e liquida ferie, ROL e permessi maturati fino a quel giorno.
  • Nel periodo coperto dall'indennità non maturano ferie, mensilità aggiuntive né TFR, perché manca il servizio effettivo (Cassazione n. 1581 del 19 gennaio 2023), e l'indennità stessa resta fuori dalla base di calcolo del TFR. Alcuni CCNL dispongono diversamente, prevedendo che nel preavviso «anche se sostituito dall'indennità» valgano tutte le norme economiche: in quei casi i ratei maturano per contratto.
  • Dimissioni senza preavviso: l'azienda può trattenere dalle competenze finali l'indennità corrispondente ai giorni mancanti. Se è l'azienda a voler liberare subito il dimissionario, la soluzione pulita è una risoluzione consensuale anticipata scritta, in cui si concorda la nuova data e il trattamento del preavviso residuo, invece di una rinuncia unilaterale che può aprire discussioni sull'indennità.

Giusta causa e giustificato motivo: le ferie non si perdono mai

Un'idea diffusa, ripetuta anche da qualche guida online, vuole che chi è licenziato in tronco perda ferie e permessi residui. È falsa. L'indennità sostitutiva delle ferie non godute spetta alla cessazione del rapporto qualunque ne sia la causa: la Cassazione lo ha ribadito con l'ordinanza n. 19659 dell'11 luglio 2023, per un dipendente sospeso e poi licenziato per giusta causa, e con l'ordinanza n. 20444 del 21 luglio 2025, per una revoca senza preavviso dovuta al venir meno del rapporto fiduciario. L'unica via d'uscita per il datore è quella tracciata dalla Corte di giustizia UE nelle sentenze Kreuziger e Max-Planck del 2018 e ripresa dalla Cassazione (n. 21780 del 2022, n. 3339 e n. 16603 del 2024): provare di aver invitato il lavoratore a godere le ferie, se necessario formalmente, e di averlo avvisato in modo accurato e in tempo utile che altrimenti le avrebbe perse. Senza quella prova, le ferie si pagano. Nel pubblico impiego il Consiglio di Stato ha adottato nel 2026 una lettura più severa verso il dipendente che non ha goduto le ferie per fatti a lui imputabili, ma nel lavoro privato la regola resta quella della Cassazione.

Il licenziamento per giustificato motivo, soggettivo o oggettivo, dà invece diritto al preavviso o alla relativa indennità, oltre alle ferie residue. In entrambi i casi l'azienda versa all'INPS il contributo di licenziamento (il cosiddetto ticket NASpI), dovuto anche per la giusta causa.

Il cedolino finale: ferie, ROL, permessi e contributi

Alla cessazione, l'articolo 10 del D.Lgs. 66/2003 consente ciò che in costanza di rapporto è vietato: sostituire con un'indennità le ferie non godute, comprese le quattro settimane minime. Il calcolo è lineare:

  1. Ferie maturate fino all'ultimo giorno di lavoro effettivo (nei CCNL in genere 26 giorni l'anno su sei giorni, ridotti per i mesi non lavorati), più l'eventuale residuo degli anni precedenti.
  2. Meno le ferie godute, comprese quelle consumate nel preavviso.
  3. ROL ed ex festività residui, contati in ore e monetizzati secondo il CCNL.
  4. Per la retribuzione giornaliera o oraria prevista dal contratto, con la quota di tredicesima e quattordicesima se il CCNL la include nella base.

Esempio: un impiegato del Terziario con 1.900 euro lordi al mese (retribuzione giornaliera 73,08 euro su 26) cessa il 31 ottobre con 12 giorni di ferie e 20 ore di ROL residui. Ferie: 12 × 73,08 = 876,96 euro. ROL a 10,96 euro l'ora: 219,20 euro. Totale 1.096,16 euro lordi, tassati e assoggettati a contributi. L'indennità ha infatti natura retributiva e sconta i contributi INPS anche quando svolge una funzione in parte risarcitoria (Cassazione n. 9009 del 2024); in costanza di rapporto, i contributi sulle ferie non godute scattano comunque alla scadenza dei 18 mesi (Cassazione n. 26160 del 2020). Tutto va registrato nel Libro unico del lavoro, che deve riportare anche le ferie nel calendario presenze (articolo 39 del DL 112/2008, sanzioni da 150 a 6.000 euro per omessa o infedele registrazione), mentre il mancato godimento delle quattro settimane è punito dall'articolo 18-bis del D.Lgs. 66/2003 con sanzioni che, dopo l'aumento del 20%, vanno da 120 a 5.400 euro secondo il numero di lavoratori e di anni. Quali ferie si perdono e quali no, e come funziona il limite dei 18 mesi, è spiegato nella guida sulle ferie non godute.

Il calcolo è semplice solo se il saldo è giusto. Il vero rischio, nelle aziende che tengono le ferie su un foglio Excel aggiornato a memoria, è partire da un numero sbagliato il giorno delle dimissioni e scoprirlo davanti al consulente, o peggio in conciliazione. Un saldo ferie visibile al dipendente tutto l'anno, con ROL ed ex festività in contatori separati, toglie la discussione dal tavolo prima che cominci.

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Pensionamento e preavviso

Le dimissioni per pensione seguono la procedura telematica e restano dimissioni a tutti gli effetti: il preavviso del CCNL è dovuto, e con esso valgono le regole viste sopra sulle ferie. Nemmeno l'azienda che recede verso un lavoratore già pensionato di vecchiaia è esonerata dal preavviso (Cassazione n. 18955 del 2020). La strada migliore è programmare con mesi di anticipo il godimento dei giorni residui, così che la data di pensionamento coincida con un saldo a zero e niente da monetizzare.

Il metodo per l'azienda, dalle dimissioni all'ultimo cedolino

  1. Registra la data di ricezione delle dimissioni telematiche (o della lettera di licenziamento) e calcola la cessazione con il preavviso del CCNL, attento alla decorrenza dal 1° o dal 16 e ai giorni di calendario.
  2. Controlla le ferie già approvate nel periodo: si godono nelle date fissate e, se non c'è un accordo scritto, spostano la data di uscita.
  3. Chiudi il saldo: ferie maturate fino alla cessazione (preavviso lavorato compreso), residuo anni precedenti, godute, in attesa di approvazione, ore di ROL ed ex festività.
  4. Concorda per iscritto con il dipendente quali giorni gode nel preavviso e quanti vanno in busta paga, con la frase «la data di cessazione non varia». Non imporre ferie senza allungare il preavviso.
  5. Organizza il passaggio di consegne e verifica chi copre, e quando i colleghi che coprono possono a loro volta assentarsi. Un planning condiviso mostra in un colpo d'occhio le assenze del reparto durante il preavviso.
  6. Prepara le competenze finali con il consulente: retribuzione fino alla cessazione, ratei di tredicesima e quattordicesima, ferie e permessi non goduti, TFR, eventuale indennità o trattenuta per mancato preavviso.
  7. Invia l'Unilav di cessazione entro 5 giorni e, se la data è cambiata per malattia o ferie, la rettifica.
  8. Chiudi gli accessi l'ultimo giorno, conservando lo storico delle assenze per il LUL, il consulente, l'Ispettorato e un'eventuale contestazione.

Come Bueggio HR gestisce l'ultimo mese di un dipendente

Bueggio HR è un software di gestione ferie e assenze, non un gestionale paghe: non elabora il cedolino, ma dà al consulente il numero giusto per farlo e tiene in ordine il planning durante il preavviso.

  • Il saldo esatto, in un clic. Il report per persona mostra ferie spettanti, godute, in attesa e residue, con ROL ed ex festività in ore in contatori separati come vuole il CCNL, ed esportazione CSV: è il dato da passare al consulente del lavoro per le competenze finali, senza rifare i conti su un foglio di calcolo.
  • Le ferie concordate, registrate dal responsabile. Chi approva può prenotare un'assenza per conto del dipendente: i giorni pattuiti nel preavviso compaiono sul planning e vengono scalati dal saldo all'istante, con lo storico di chi ha fatto cosa.
  • Il passaggio di consegne a vista. Il planning condiviso mostra chi manca durante il preavviso e chi copre; un blocco date sulle settimane critiche evita che mezzo reparto vada in ferie insieme alla persona che se ne va.
  • L'export per le paghe. L'export mensile delle assenze (HTML, CSV o PDF) consegna al consulente date e giornate esatte dell'ultimo mese, con il riferimento paghe di ogni persona e senza le note personali.
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Gli errori da evitare

  • Imporre le ferie residue nel preavviso senza allungarlo: non si risparmia nulla, si paga l'indennità di mancato preavviso e si regala al dipendente una giusta causa di dimissioni.
  • Non spostare la data di cessazione dopo una malattia o ferie collocate dall'azienda, oppure spostarla quando le ferie le aveva chieste il lavoratore con la data già concordata.
  • Trattenere le ferie dopo un licenziamento per giusta causa: si pagano sempre, salvo la prova dell'invito e dell'avviso.
  • Far maturare ferie e TFR sul preavviso non lavorato, o al contrario dimenticare i ratei del preavviso lavorato.
  • Monetizzare le ferie in costanza di rapporto per «ripulire» un saldo troppo alto: è vietato per le quattro settimane minime e sanzionato.
  • Ricostruire il saldo a memoria il giorno delle dimissioni: l'errore riemerge in conciliazione.

Domande frequenti

Il dipendente può andare in ferie durante il preavviso di dimissioni?

Sì, se lo chiede lui e l'azienda acconsente. La regola dell'articolo 2109 del codice civile, che vieta di computare il preavviso nelle ferie, è posta a tutela del lavoratore: quando è il dimissionario a chiedere i giorni e il datore li concede, le ferie si godono dentro il preavviso e la data di cessazione non si sposta, come ha confermato il Tribunale di Milano. Conviene scriverlo in due righe: date, saldo residuo e conferma che il termine non cambia. Se invece è l'azienda a collocare il lavoratore in ferie, il preavviso si allunga di altrettanti giorni.

L'azienda può imporre le ferie durante il preavviso per non pagarle?

Può collocare il lavoratore in ferie anche nel preavviso lavorato, ma solo spostando in avanti la data di cessazione di pari durata: i due periodi non possono sovrapporsi (Cassazione n. 985 del 2017). Chi impone le ferie dentro il preavviso senza allungarlo deve comunque pagare l'indennità di mancato preavviso per i giorni sottratti, e dà al dipendente una giusta causa di dimissioni; il Tribunale di Roma nel 2024 ha condannato un'azienda a restituire oltre 6.000 euro trattenuti per questo motivo.

Le ferie non godute si pagano anche nel licenziamento per giusta causa?

Sì. L'indennità sostitutiva delle ferie non godute spetta alla cessazione del rapporto qualunque ne sia la causa, licenziamento in tronco compreso: lo ha ribadito la Cassazione nel 2023 e nel 2025. Il datore se ne libera solo se prova di aver invitato il lavoratore a godere le ferie e di averlo avvisato, in tempo utile, che altrimenti le avrebbe perse. L'indennità è retribuzione a tutti gli effetti e sconta i contributi INPS.

Metodologia e fonti

Norme: codice civile, articoli 2109, 2110, 2118, 2119 e 2121; articolo 36 della Costituzione; D.Lgs. 66/2003, articolo 10 e articolo 18-bis; articolo 26 del D.Lgs. 151/2015 (dimissioni telematiche e per fatti concludenti) con la pagina del Ministero del Lavoro; articolo 39 del DL 112/2008 (Libro unico del lavoro). Giurisprudenza: Cass. 17 gennaio 2017 n. 985 (ferie nel preavviso); Trib. Roma 6 marzo 2024 n. 2793 e Trib. Milano (ferie imposte e ferie richieste); Cass. 17334/2004, 9896/2003 e 10852/2016 (malattia e preavviso) e Cass. 27294/2018 (infortunio nel preavviso di dimissioni); Cass. 11740/2007 e 18522/2014 (efficacia obbligatoria e indennità); Cass. 19 gennaio 2023 n. 1581 (niente ferie e TFR sul preavviso non lavorato); Cass. ord. 11 luglio 2023 n. 19659 e Cass. ord. 21 luglio 2025 n. 20444 (ferie non godute e licenziamento per giusta causa), Cass. 21780/2022, 3339/2024 e 16603/2024 (onere della prova dopo CGUE C-619/16 e C-684/16); Cass. ord. 4 aprile 2024 n. 9009 e Cass. 26160/2020 (contributi); Cass. 18955/2020 (pensionati e preavviso). Contratti collettivi, tabelle come riportate da fonti di settore: Terziario Confcommercio, Studi professionali, Turismo e pubblici esercizi, Metalmeccanici. Dati: note trimestrali sulle comunicazioni obbligatorie del Ministero del Lavoro; indagine HR & Payroll Pulse di SD Worx. I CCNL cambiano a ogni rinnovo e l'esempio di calcolo è illustrativo: per una decisione con effetti legali verificate il testo vigente del vostro contratto e fate validare le competenze finali dal consulente del lavoro.

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